Il vino analcolico

Le vin sans alcool

I vini analcolici sono ancora abbastanza poco diffusi, ma si stanno sviluppando sempre di più per rispondere a una domanda crescente in questo mercato. Presentano infatti numerosi benefici per la salute e sono una buona alternativa ai vini classici per le persone che non possono o non desiderano consumare alcol.

Che cos'è il vino analcolico?

Dal punto di vista legale, la denominazione di vino analcolico può essere utilizzata per qualsiasi vino con una gradazione alcolica inferiore al 7%. In realtà, la maggior parte dei vini analcolici contiene soltanto tra lo 0 e lo 0,3% di alcol. La tecnica della dealcolazione del vino, vale a dire l'azione di rimuovere l'alcol, è stata brevettata nel 1908 da Carl Jung, un viticoltore tedesco. In seguito, la tecnica ha continuato a evolversi.

Inizialmente, questo tipo di vino era destinato alle donne incinte, agli sportivi e ai diabetici. Oggi è sempre più diffuso e conquista un gran numero di persone che semplicemente non desiderano consumare alcol.

Esistono vini analcolici di tutti i colori: bianchi, rossi, rosati, frizzanti... Tuttavia, la dealcolazione è vietata per i vini a Denominazione di Origine Controllata (AOC) e a Denominazione di Origine Protetta (AOP). È consentita soltanto per i vini da tavola e i vini del territorio, entro il limite di una riduzione del 2% del loro tenore alcolico iniziale.

Qual è il suo processo di produzione?

Il vino analcolico non è composto da ingredienti diversi: si tratta infatti di vino "classico", dal quale viene successivamente sottratto l'alcol. Questo può avvenire in modi diversi: la dealcolazione può essere parziale o totale, biologica o fisico-chimica... In ogni caso, avrà un impatto sul vino, facendo prevalere l'acidità sullo zucchero (poiché più alcol c'è, maggiore è il tasso di zucchero, dato che l'alcol deriva dalla trasformazione degli zuccheri da parte dei lieviti durante la fermentazione).

Per ridurre il tasso di alcol presente nei suoi vini, il viticoltore può intervenire in diverse fasi della produzione:

⦁ Durante il lavoro in vigna: intervenendo sulla data della vendemmia (vendemmie precoci), utilizzando vitigni che producono una bassa gradazione alcolica, aumentando le rese (ottenendo così uve meno concentrate in zuccheri)...

⦁ Durante la vinificazione: utilizzando lieviti con una bassa resa alcolica, sottraendo zuccheri ai mosti...

⦁ Una volta ottenuto il prodotto finito: utilizzando tecniche di distillazione a bassa temperatura, di nanofiltrazione...

I vantaggi del vino analcolico

Come abbiamo visto sopra, è un prodotto adatto a tutte le persone che non possono consumare alcol (malati, sportivi, donne incinte, ex alcolisti...). Ma è anche un eccellente alleato per la salute. Contiene infatti tre volte meno calorie di un vino classico (in media 25 kcal/dcl contro le 75 kcal/dcl di un vino classico). Sebbene gli somigli, è anche molto meno zuccherato del succo d'uva: circa 5 grammi di zucchero per bottiglia, contro i 15 g di un succo d'uva biologico.

Inoltre, è stato dimostrato che il vino analcolico riduce il rischio di malattie cardiovascolari: attenua la pressione sanguigna e i suoi consumatori hanno il 20% in meno di probabilità di subire un arresto cardiaco rispetto a chi consuma vino classico. Per quanto riguarda le altre malattie, potrebbe prevenire i tumori e le malattie infiammatorie e neurodegenerative, oltre ad avere effetti anti-età. Contiene anche meno solfiti di un vino tradizionale. I solfiti sono infatti spesso all'origine di numerose intolleranze: mal di testa, difficoltà respiratorie, riniti, disturbi digestivi, problemi cutanei e stanchezza...

Infine, e non è un vantaggio trascurabile! Niente alcol significa poter tornare a casa in auto senza alcun problema. È quindi ideale per festeggiare i saluti dopo il lavoro, ma anche in famiglia o con gli amici, perché eviterà molte preoccupazioni quando ognuno dovrà rimettersi alla guida.

Come degustare il vino analcolico?

Una cosa è certa: non bisogna degustarlo come si farebbe con un vino classico. La tecnica della dealcolazione modifica l'equilibrio del vino in bocca (tra alcol, acidità e zucchero). È l'acidità a tendere a prevalere sul resto, quindi sarà necessario compensare con il giusto dosaggio di zucchero. Per quanto riguarda il gusto, sarà più simile a un succo d'uva ben elaborato che a un vino tradizionale, sebbene sia più complesso di un semplice succo.

L'obiettivo principale durante la sua produzione sarà quindi preservare questo equilibrio e gli aromi del vino. L'alcol struttura infatti il vino e rafforza la percezione degli aromi: in sua assenza, bisognerà quindi fare attenzione a riprodurre il più possibile questo effetto.

Quale futuro per il vino analcolico?

Si può prevedere quasi con certezza che il vino analcolico avrà un futuro promettente. I nuovi stili di consumo, e in particolare l'idea di "mangiare meglio", vanno infatti in questa direzione. Meno calorie, più salutare (secondo gli studi)... queste qualità sono quindi all'origine di una domanda crescente e, di conseguenza, di una diversificazione della gamma dei vini analcolici.

Del resto, il vino non è più l'unico prodotto a essere dealcolato o rivisitato. Oggi esistono birre analcoliche, cocktail analcolici e persino gin analcolico (come JNPR). Anche se il vino e l'alcol in generale sono profondamente radicati (e resteranno tali) nella cultura del nostro Paese, è sempre fondamentale saper innovare con questo tipo di prodotti per raggiungere un pubblico ancora più ampio.

Nel 2019, il mercato dei vini analcolici è esploso: +12,3% di crescita per i vini fermi e +3,7% per i vini frizzanti.

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